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Meteore
Grecia > Thessalia > Meteore
Tra le montagne del
Pindo e degli Hassia, dove la calma e fertile pianura della
Tessaglia confina con le prime alture di queste montagne
della Grecia centrale, sono situate le Meteore.
Delle enormi rocce
di colore scuro si innalzano all'estremità della pianura
tessalica, creando un quadro grandioso e selvaggio, che fa
pensare a combattimenti di mitici giganti
E' uno spettacolo
inimmaginabile, tanto è imponente per la sua grandezza e le
sue forme. Il visitatore che guarda questi elementi di
pietra si sente investire da strani sentimenti, misti di
timore ed ammirazione, e dalla netta impressione della
vanità dell'esistenza umana in mezzo all'Universo infinito.
Le Meteore fanno
nascere nel visitatore sentimenti di timore e venerazione:
sembra aleggiare nel paesaggio qualcosa della lotta intima
dell'anima di un asceta, con i suoi momenti di sconforto, ma
anche di sublime elevazione spirituale. I monasteri di
Varlaam (in basso a destra), della Trasfigurazione (in alto)
e di S. Nicola Anapafsa (a sinistra) sembrano i fedeli
guardiani della tradizione cristiana, tre sopravvivenze di
un modo di vita monastica che raggiunse il suo apogeo nelle
Meteore 500 anni fa.
Non esistono
leggende sulle Meteore e la mitologia non si è occupata di
questo fenomeno straordinario. La loro.esistenza si perde
nella notte dei tempi, ma solo nell'ultimo millennio gli
storici hanno cominciato ad occuparsene.
Questo imponente
fenomeno geologico, unico al mondo, è stato studiato a più
riprese da geologi greci e stranieri, senza tuttavia che
essi siano potuti arrivare ad una conclusione concorde per
quanto riguarda l'origine di queste rocce giganti. Sembra
che la teoria più vicina alla realtà sia quella del geologo
tedesco Philipson, venuto in Grecia verso la fine del secolo
scorso. A suo avviso queste enormi masse di roccia sono
state create da un conoide di deiezione, cioè dai detriti
(ciottoli fluviali e pietre calcaree) depositati da un
grande fiume che, milioni di anni fa, si versava in un golfo
profondo nel mare che allora copriva la Tessaglia.
Nel corso delle età
geologiche questo deposito si modificò in una massa solida e
compatta di conglomerato calcareo che fu quindi sottoposta
ad una intensa opera di dilavamento quando le acque si
ritirarono attraverso la valle di Tempe nell' attuale Mare
Egeo. Più tardi, durante l'era terziaria, si formò il
ripiegamento alpino della catena del Pindo, provocando una
frattura tra queste rocce e formando tra loro la valle del
fiume Peneo.
La natura
inaccessibile e selvaggia del luogo assicurò agli abitanti,
nel corso dei tempi, una valida protezione contro le
incursioni degli invasori che a più riprese entrarono in
Tessaglia. Queste rocce furono all'inizio un asilo sicuro
per gli eremiti e più tardi per i monaci che, rinunciando al
mondo, si sentivano più vicini a Dio, tendendo a raggiungere
la perfezione della vita cristiana con la carità e le
privazioni, nella pace celeste di queste rocce.
Questi asceti,
all'inizio eremiti isolati, pregavano in piccole cappelle
che si chiamavano «oratori». In seguito, poco a poco, si
unirono a formare delle comunità religiose, per vivere più
compiutamente il loro impegno cristiano.
Non si sa quando le
Meteore siano state abitate per la prima volta. Tutte le
fonti scritte esistenti risalgono ad epoche in cui la vita
monastica era già organizzata. Alcuni bizantinologi
sostengono che esistessero dei monaci organizzati in
conventi già prima del secondo millennio d.C. Secondo altri
il primo asceta fu un certo Barnaba, che nel 950- 970 fondò
l'antichissimo convento di S. Spirito. Il monastero della
Trasfigurazione fu fondato poco dopo da parte di un monaco
cretese, Andronico, intorno all'anno 1020, mentre nel 1160
altri eremiti fondarono il convento di Stagon sulla roccia
di Dupiani. Circa 200 anni dopo l'eremita Varlaam fondò il
monastero dei Tre le-rarchi e di Tutti i Santi. Ancora più
tardi sconosciuti religiosi fondarono altri conventi: S.
Trinità, S. Stefano, Presentazione al Tempio, Russanos o
Arsanos, S. Giorgio di Mandila, S. Nicola Anapafsa, Vergine
di Mecani, Santi Teodori, S. Nicola di Bantova, SS.
Apostoli, S. Gregorio, S. Antonio, Pantokrator, Santa
Solitudine, S. Giovanni, Battista, Ipsilotera o dei
Calligrafi, S. Modesto, Alysis, Apostolo Pietro, S.
Demetrio, Callistrato, Arcangeli, S. Giovanni di Bunila.
Questa città
monastica si organizzò nel corso dei tempi e fu sostenuta
con numerosi doni e privilegi da potenti famiglie cristiane.
Al culmine della sua prosperità, nel 17° secolo, o-spitò un
numero veramente grande di monaci e asceti. Successivamente
la sua fortuna declinò e oggi sono ancora in uso solo i
monasteri della Trasfigurazione, di Varlaam, di S. Nicola
Anapafsa, di Russano, della Santa Trinità, di S. Stefano (e
parti di uno o due altri). I resti degli altri conventi una
volta esistenti sono completamente spariti.
I primi asceti
scalavano le rocce delle Meteore per mezzo di una serie di
impalcature, che venivano sostenute da travi fissate nella
roccia. Questa sistemazione (di cui si possono distinguere
ancora le tracce) fu rimpiazzata più tardi da lunghissime e
vertiginose scale di corda. Quelli che non osavano
servirsene venivano tirati su per mezzo di una rete. La
salita durava circa mezz'ora: mezz'ora di angoscia e di
terrore. Un sudore freddo imperlava la fronte di colui che
si accingeva alla salita quando, staccatasi dal suolo, la
rete si metteva a girare in cerchio nel vuoto, mentre la
corda strideva sul verricello, minacciando da un momento
all'altro di mandare il visitatore in fondo all'abisso. Dal
1922 delle scale tagliate nella roccia permettono di
accedere al monastero in modo sicuro e facile. La rete è
ancora usata per il trasporto degli alimenti e di altri
generi di prima necessità. |